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La nuova era della comunicazione: tutti comunicatori?

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8 marzo 2016 By Altra Pagina In Comunicazione, News

Gli inglesi, un esempio di popolo sempre più interconnesso

Metà della popolazione mondiale è composta da persone che hanno qualcosa da dire ma non possono. L’altra metà da persone che non hanno niente da dire ma continuano a parlare”. È con questa citazione di Robert Frost che sorge spontanea qualche riflessione, visto che oggi siamo ormai tutti protagonisti dei processi comunicativi, sia nel caso che siamo portatori di messaggi di interesse per qualcuno sia nel caso che non abbiamo nulla da dire: l’impressione è che basti far parte del gioco.

Se parliamo, quindi, di mondo dell’informazione (e già oggi è un problema circoscriverlo) possiamo dire che in linea generale  quello che è cambiato è il monopolio della notizia da parte dei mezzi di informazione e dei giornalisti e il carattere monodirezionale della comunicazione. Inoltre, tenersi informati con lo smartphone è il nuovo trend in crescita ovunque.  In parallelo a queste tendenze anche i protagonisti della carta stampata sono stati costretti a fare qualche riflessione, alla costante ricerca di una nuova sostenibilità, integrandosi con i new media ed entrando di fatto a far parte della comunità.

 

D’altra parte esistono dei dati a sostenere che stiamo vivendo un nuovo paradigma: ad esempio, anche in Gran Bretagna si leggono sempre meno quotidiani. E’ una notizia che non può passare in sordina, per tutti i professionisti della comunicazione del settore.
Secondo l’ultimo rapporto del Guardian, la ricerca annuale dell’Ofcom Communications Market 2015 sul consumo delle notizie, si evidenzia che solo il 31% delle persone legge un quotidiano, con una caduta del 10% rispetto all’anno precedente. Se pensate che sia solo la carta stampata inglese a piangere vi sbagliate. La stessa crisi è presente anche nel panorama internazionale, come negli USA dove si registra un calo del 10,3% e l’Italia, con un calo in media del 6%, anno su anno, secondo i dati di ADS.

Lo scettro di fonte di informazione lo detiene la TV inglese con il 67%, seguita da Internet con il 41% e la radio con il 32%. Ma il Guardian evidenzia che neanche TV e radio possono permettersi di dormire sonni tranquilli, indicando una perdita rispettivamente di 8 punti e di 4 punti rispetto all’anno precedente.
Per quanto riguarda la fruizione di informazioni l’utilizzo dello smartphone, come mezzo per tenersi aggiornati, ha registrato una crescita dal 21% al 25% rispetto all’anno precedente, dato che riflette le abitudini  dei più giovani. Circa il 59% degli inglesi nella fascia 16-24 anni sceglie di andare online per leggere le notizie, il 21% sceglie i quotidiani e il 23% la radio.

 

Il popolo britannico diventa una nazione sempre più connessa e smartphone oriented

Come dimostra una ricerca dell’ Ofcom communications market report 2015, ci sono diversi dati che spiegano inevitabilmente questo cambio di rotta:

  • L’83% degli edifici in UK sono supportati dalla linea digitale superveloce
  • L’89% degli edifici in UK sono coperti dalla linea 4G
  • Solo nel 2014 gli iscritti alla linea 4G sono passati da 2,7 a 23,6 milioni
  • L’utilizzo da parte degli inglesi di Internet è salito ad una media settimanale di 20 ore
  • Il 66% possiede uno smartphone
  • Nel 65% delle case inglesi c’è un laptop

 

E il giornalista che fine fa?

I giornalisti oggi vivono in uno stato di perenne innovazione ma i principi alla base della loro professione restano gli stessi e non hanno assolutamente perso la loro importanza. Di fronte ad una massa di informazioni c’è sempre più bisogno di specialisti della comunicazione che controllino, verifichino l’attendibilità delle notizie, che raccontino i fatti e li contestualizzino. I giornalisti devono lavorare insieme ai loro lettori che esprimono già le loro istanze senza bisogno di mediazioni. In questo contesto il giornalista, così come il professionista in comunicazione aziendale, offre ancora di più strumenti professionali, esperienza e spirito di servizio. 

 

Credit: CIPR
Fonte Foto: The Guardian –  Photograph Getty

 

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